UN SABATO DI LACRIME


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Angelina è di nuovo da sola a casa. Sta aspettando suo marito Eduardo. Dopo qualche ora di attesa decide di prendere il telefonino e di chiamarlo. “Dove sei?” chiede Angelina con voce piccata. “Ancora in ufficio. Ho molto da fare, non ce la faccio a ritornare stasera. Mi dispiace, cara.” Angelina sa che non è vero. Decide di distrasi un po' in un bar. Ordina un amaretto e si fonde con la sua disperazione. Il bar è pieno di coppie e lei è l’unica da sola.

- “Che stronzo”, bisbiglia, “come ho potuto fidarmi di lui. Sono una stupida. Mi trattava come una puttana. Una puttanaccia.” Prende il bicchiere per gettarlo a terra, quando una mano forte e abbronzata afferra il suo braccio grazioso. “Com’è possibile che una donna così bella ed esuberante sia da sola un sabato sera?” Angelina non lo riconosce perché ha gli occhi così spenti. Ma quando il ragazzo le asciuga le sue lacrime Angelina può vedere chiaramente la sua bellezza. Gli occhi azzurri e i capelli neri brillano come il buio nella luce diffusa del locale come una stella nella notte. Lo sconosciuto non aspetta la risposta e bacia Angelina dolcemente sulla bocca.

La mattina prossima, il brusio calmante risveglia i due amanti. Angelina si alza per preparare un espresso, va sul balcone e ammira la sterminatezza del mare, quando il suo telefonino vibra. È un messaggio di suo marito. “Dove sei, cara?”. Angelina risponde: “Ho molto da fare. Mi dispiace.” E sorride.