La mia salvezza


"Ti amo, Elena!"

Un anno prima queste erano state le ultime parole di mia madre prima che lei chiudesse gli occhi per sempre e queste erano le parole che adesso mi venivano in mente mentre sedevo davanti alla sua tomba. Una singola lacrima è scesa sulla mia guancia. Ero arrabbiata perché la mattina di quel giorno mio fratello Alessandro mi aveva detto che mi aveva prenotato un appuntamento con uno psicologo e che dovevo andarci il giorno dopo. Secondo lui non era normale che ero ancora depressa dopo un anno pieno di tristezza. Ma io non sapevo che cosa si aspettava da me. Mia madre era la persona più importante nella mia vita. Non potevo vivere come se non fosse successo niente perché a partire dalla sua morte tutto era cambiato.

Quando il sole è sparito dietro l'orizzonte mi sono alzata e sono andata a casa. Non potevo addormentarmi per tanto tempo perché il pensiero alla mia prima conversazione con questo Damon, così si chiamava lo psicologo, mi rendeva nervosa. Soprattutto perché avevo visto una sua fotografia quando avevo fatto delle ricerche e avevo constatato che era un uomo assolutamente perfetto.

La mattina dopo mi sono alzata molto tardi perché non avevo sentito il suono della sveglia. Dovevo incontrare Damon alle dieci ed erano già le dieci meno un quarto. Ho lasciato la casa senza truccarmi o farmi i capelli e avevo delle occhiaie come un panda. Il mio stato d'animo era miserabile. Che cosa penserà lo psicologo di me se compaio così al primo incontro?

Sono arrivata alla casa di Damon con cinque minuti di ritardo. Alessandro mi aveva detto che Damon veniva da Londra e che era uno psicologo molto famoso in Inghilterra. Era venuto a Roma perché aveva bisogno di una pausa ma si è annoiato presto e ha aperto una piccola clinica nella sua casa. Ho esitato per un attimo ma poi ho bussato alla porta. Ad un tratto Damon era di fronte a me e ho guardato negli occhi più belli del mondo. Erano blu come il mare e brillavano come diamanti. La sua voce dolce ha detto il mio nome. "Elena?" Non riuscivo a rispondere, ero priva della parola. Damon ha ripetuto la sua domanda. "Sei Elena, giusto?" Finalmente ero capace di dire qualcosa. "Sì.. Sì sono Elena. Mi dispiace che sono in ritardo ma.." Mi sono azzittita. Che cosa dovevo dire? Non volevo ammettere che mi ero svegliata troppo tardi. "Eh.. ho dovuto arrangiare una cosa importante." Il premio per il pretesto peggiore nel mondo era definitivamente per me. Damon ha sorriso e ci sono apparse delle fossette sulle sue guance. "Vedo che sei una donna molto occupata." "Ah sì, ho sempre molto da fare." Per esempio mangiare il gelato davanti alla televisione, ho aggiunto nella mia testa. Sono entrata in casa e mi sono seduta sul divano. Damon ha preso una poltrona e si è seduto di fronte a me. "Allora Elena, so che sei qui a causa di tuo fratello ma spero che questi appuntamenti siano utili per te." "Per dire la verità non penso che abbia bisogno di uno psicologo. Mio fratello è troppo preoccupato." "Eh.. okay. Ma forse me lo vuoi raccontare ugualmente?" Lo sguardo che mi ha dato era intenso, ma non volevo piangere di fronte a lui, sarebbe stato troppo imbarazzante. "Mia mamma è morta due anni fa e lui pensa che io non abbia superato la sua morte.. Infatti penso che lui sia la persona che non l'ha superato." "Alright. Ma sei sicura che non ti affligi più?" Ho annuito. Il suo accento inglese mi faceva impazzire. "Vuoi fare un appuntamento per lui per caso?" In quell'momento ho realizzato che non era stato così intelligente mentire a Damon."Penso di no. Non voglio che sia arrabbiato con me." "Allora, ti acompagno alla porta, se non hai un altro problema da quale vuoi parlare." "No no grazie.. tutto è perfetto." Sono sicura che Damon ha sentito il sarcasmo nelle mie parole ma ha solo detto: "Bene. Ma se cambi la tua opinione mi puoi sempre chiamare. Anche se uno non ha bisogno di uno psicologo, ha sempre bisogno di un amico con cui può parlare." "Perché pensi che voglia parlare con te? Ho moltissimi amici, non ho bisogno d'un altro." Ho lasciato la clinica senza guardare Damon un'altra volta e senza accomiatarmi.

Quando stavo seduta nella mia macchina per andare a casa mi sono sentita molto stupida. Sicuramente Damon adesso pensava che fossi una bisbetica. Perché avevo detto quella frase? Non era nemmeno vero. Non ero mai stata una persona con molto amici, ma non era un problema per me perché mia madre era stata come un'amica per me. Avevo anche un buon rapporto con mio fratello. Mio padre aveva lasciato la famiglia quando ero molto piccola, allora Alessandro era un po' come un padre sostitutivo. Ma a partire dalla morte di nostra madre era diventato diverso. Non mi piaceva più parlare con Alessandro perché mi faceva sempre dei rimproveri e litigavamo spesso. Ad un tratto mi sentivo molto sola e stanca. Ho guidato la macchina al ciglio della strada e ho spento il motore. Ho posato la mia testa sul volante e ho cominciato a piangere.

Pensavo che mi fossi addormentata perché quando ho alzato la testa era già buio fuori. Sulla strada per tornare a casa ho fatto una fermata per comprare qualcosa da mangiare perché il borbottio del mio stomaco era come l'urlo di un leone. Quando ho voluto pagare per il mio panino ho visto il foglietto con il numero di telefono di Damon nel mio borsellino. Prima ho voluto buttarlo via ma dopo un momento di riflessione ho cambiato la mia opinione e l'ho rimesso nel borsellino.

All'indomani mi sono alzata presto. Volevo fare jogging per liberare la mia testa. Ho preso il mio telefonino per ascoltare la musica e ho lasciato la casa. Mi piaceva essere fuori presto la mattina perché non incontravo mai molta gente. Ma questa mattina era diversa. "Ciao Elena!" Ho sentito la voce di Damon dietro a me. L'ho subito riconosciuto a causa del suo accento. Ho continuato a correre come se non l'avessi sentito perché non volevo parlare con lui. Mi vergognavo a causa della mia reazione del giorno primo. Ha incominciato a correre più rapidamente per raggiungermi. Mi è venuta in mente che il giorno primo Damon mi aveva detto che amava lo sport e che era stato maestro di sport prima di diventare psicologo. Fantastico.. invece io ero già stanca dopo qualche metri. "Elena!" Mi sono fermata. "Oh ciao Damon!" Mi sono presa la briga di sembrare sorpresa. "Scusa non ti avevo sentito. Sto ascoltando la musica." "Ah sì, adesso lo vedo", mi ha risposto Damon. Abbiamo ricominciato a correre insieme senza dire qualcosa. Dopo trenta minuti Damon mi ha chiesto se volevamo fare una pausa per andare in un locale. Prima volevo dire che preferivo continuare a fare jogging per impressionare Damon ma ero completamente sfiatata e così ho deciso di approvare. Era un piccolo locale molto carino. Abbiamo ordinato caffè e cornetti per colazione. Abbiamo parlato di tutto. Era una conversazione molto piacevole. Per la prima volta dalla morte di mia madre ero veramente felice e potevo ridere molto.

La sera di questa giornata Alessandro mi ha chiamato perché voleva sapere come era andato l'appuntamento con Damon. Ho risposto che non era stata una conversazione molto utile. Non volevo dire che avevo visto Damon un' altra volta in privato. Ero sicura che questo non piacerebbe a Alessandro perché c'era una distanza di 5 anni tra me e Damon e mio fratello pensava che mi dovesse proteggere di tutto. Vedeva sempre solo il male in una persona.

Per le tre giornate seguente ho sempre controllato il mio cellulare per vedere se Damon mi aveva scritto. Mi l'aveva promesso. Non potevo concentrarmi su un' altra cosa finché abbia finalmente ricevuto un messaggio di Damon. "Ciao Elena. Come stai? Avevo promesso di scriverti e manteno sempre le mie promesse. Infatti volevo scriverti prima ma c'è questa regola di aspettare per tre giorni. È stupido lo so, ma non volevo sembrare troppo petulante. Anyway, grazie per la mattina bellissima. Hai voglia di rivedermi non appena hai tempo? Let me know. Damon." Non avevo pensato che poche parole potessero farmi così felice. Ho risposto che avevo tempo ormai e abbiamo concordato di andare al cinema.

Dopo il film siamo andati in un ristorante. Volevo pagare il mio pasto ma Damon mi ha contraddetto e ha pagato tutto. Il ristorante era vicino alla mia casa e così ho deciso di camminare. Damon mi ha accompagnato fino alla porta come un vero gentleman. Ha preso la mia testa tre le mani e mi ha dato un bacio delicato sulla fronte. Ha aspirato buana notte e è andato via.

Sono entrata in casa e ho allungato la mia giacca. All'improvviso una rosa bellissima è caduta sul pavimento. Damon l'aveva messo non notato nella tasca della giacca. Mamma mia, quest'uomo non poteva essere reale! Per tutta la serata ho dimenticato la mia sofferenza del anno precedente e per la prima volta ero veramente contenta. Questa notte ho dormito molto molto bene.

Nel tempo seguente ho passato il maggior parte delle giornate con Damon. Una serata siamo usciti insieme per fare una passeggiata nella città. Era molto freddo e Damon mi ha prestato la sua giacca. Ad un tratto ha cominciato a piovere. Non avevamo un ombrello con noi e per questo eravamo bagnati tra pochi minuti. Tutta la gente attorno a noi hanno cominciato a correre per andare a casa rapidamente ma noi siamo restati nel centro d'una grande piazza. Damon mi ha sorriso e mi ha chiesto se volevo ballare. Eravamo da solo là sotto questo cielo grigio e abbiamo ballato nel luce lunare. Damon mi ha guardato negli occhi con uno sguardo intenso. Ho capito che mi voleva baciare e ho chiuso gli occhi. Ma il bacio non è mai successo perché erano interrotti della sgommata di una macchina che si è fermata accanto a noi. Dalla macchina è sceso mio fratello Alessandro. Era molto molto arrabbiato. "ELENA! Che cosa fai qua?? Ho provato di chiamarti più volte nelle ultime giornate ma non hai mai calato il telefono. E poi questa sera era a casa ma ad un tratto il mio amico Francessco mi ha chiamato per dirmi che ti aveva visto con un uomo sconosciuto." Alessandro ha dato una occhiata a Damon. "Bastardo! Sicuramente imbrogli tutte le tue clienti ma lascia mia sorella in pace!" L'aggressività negli occhi di mio fratello mi faceva paura. Dove era quello ragazzo gentile e amabile di prima? Non esisteva più. La vita l'ha annientato. Damon ha provato di calmarlo ma Alessandro era tutto furioso e l'ho dato un schiaffo. Ero scioccata. "Alessandro! Arrestati!" Mio fratello si è voltato e mi ha fissato. "Sei zitta! Non voglio ancora sentire una parola di te!" Poi si è appellato di nuovo a Damon. "Non ti voglio più vedere vicino alla mia sorella. Chiaro?" Damon ha annuito. Alessandro mi ha avvinto e mi ha buttato nella macchina. Ha avviato il motore e ha abbandonato Damon là, nella pioggia con un labbro scoppiato. Per un attimo nostri sguardi si hanno incrociato e ho visto il dolore negli occhi di Damon.

Per le ultime settimane Damon era stata la mia salvezza dalla depressione. Col momento in quale abbiamo lasciato Damon sulla piazza la sofferenza è rientrata nella mia vita. Passavo le giornate nel letto. Alessandro veniva a trovarmi ogni giorno. Mi ha detto che voleva solamente il migliore per me ma mi rifiutavo di parlare con lui.

Una mattina il suono del telefono mi ha svegliato. Era mio fratello. "Che vuoi?" "Elena senti.. Non lo sopporto che non parli con me. Adesso lo so che la mia reazione non era stata giusta. Ho perso tutte le persone importante nella mia vita e avevo paura di perdere anche te. Ero geloso di Damon. Ma voglio veramente riparare tutti i miei sbagli. Questa mattina volevo visitare Damon nella sua clinica ma c'era un appunto alla porta. Era scritto che torna a Londra oggi. Ho scoperto che il suo volo è alle undici." Ad un tratto ero molto sveglia. Ho guardato l'orologio.10.30. "Elena? Sei ancora qua?" "Sì, sì sono qua. Alessandro devi venire a prendermi! Devo subito andare all'aeroporto!" Alessandro ha sorriso e ha detto: "Apri la porta. Sono già arrivato." Sono saltato dal letto e ho aperto la porta. Davanti c'era mio fratello con bracci spalencati. Mi sono gettata nel suo abbraccio. Oh come mi era mancato questo sentimento di siccurezza.

Siamo arrivati all'aeroporto alle 10.50. Ho congedato mio fratello e poi sono corrsa traverso tutto l'aeroporto. Ad un tratto ho visto Damon che entrava nel aereo. "DAMON!" Si è tornato tutto confuso. Quando mi ha visto un grande sorriso è comparito sul suo viso. "Elena? Che cosa fai qua?" "Non ti posso lasciare partire senza la cosa più importane:me. Infatti volevo sempre andare a Londra. Allora ho deciso di accompagnarti e non accetto un no." "Darling, sei la donna più incredibile che conosco." Con un sorriso ha aggiunto: "Ma sei anche assolutamente pazza." Poi mi ha finalmente baciato sulle labbra. Ho aspetatto così lungo per questo momento.