L'ultima soluzione


"Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire."

Questa citazione di Jim Morrison mi perseguita ogni giorno. Mi chiamo Elizabeth Grace Miller e ho finito con lo studio di medicina. Adesso faccio il mio triocinio nella clinica di

neurologia in un ospedale privato a Nuova York.
Era il due maggio di quest'anno quando ho fatto conoscenza con Joshua Payne, il primario della cardiologia. Quel giorno era molto stressato, aveva un'operazione molto importante.
Normalmente lui si mette in tiro - i suoi capelli sono fatti perfettamente e gli occhi azzurri brillano come fossero stelle. Ma quel giorno tutto era differente. La sua camicia non era nei pantaloni ed il suo camice era tutto sporco. La sua faccia era seria, Gli occhi non brillavano più. Sembrava che avesse visto una persona morire.
Dopo l'operazione era andato in caffetteria e mi sono scontrata con lui. Ho buttato tutto il mio vassoio col cibo sopra di lui e siamo caduti a terra. "Mi scusi, non l'ho fatto apposta", mi ha detto. Per un breve momento ci siamo guardati negli occhi. Era uno sguardo molto intenso. Dopo che lui mi veva aiutata ad alzarmi, era la seconda volta, che mi aveva guardato con quello sguardo. Uno sguardo che normalmente solo dai alle persone che ami e conosci da qualche anno. Una donna con le gambe lunghissime e con i capelli marroni ricci è corsa verso di noi. "Josh, amore mio! Non è successo niente?" Lui ha annuito. Lei l'ha preso per il braccio e sono andati via senza dire niente. Josh ha solo girato la testa quando stavano camminando e mi ha dato lo stesso sguardo come prima.
La sera, quando sono ritornata a casa ho provato a distrarmi ma non aveva funzionato. Ogni secondo dovevo pensare a lui. Ed a quella donna perfetta con le gambe lunghe e con le labbre rosse. Infatti mi ricordava una fotomodella. Ho cominciato a cercare nelle mie riviste di moda. Dopo un quarto d'ora di sfogliare, l'ho trovata. Aveva un vestito lunghissimo e i capelli erano lisci. Sembrava un angelo. Dopo mi sono detta che non avrei pensato più a Joshua. Mi sono sdraiata sul letto e mi sono addormentata.

La mattina seguente, sono andata al lavoro e ho sperato che non dovessi vederlo più. Infatti lui non l'ho visto più ma ho scoperto che la sua fidanzata adesso lavorava nella mia clinica. Esattamente nella clinica di neurologia. Immaginavo che lei fosse una dottoressa. Ma non era così era solo un'infermiera. Questo mi ha dato uno slancio di sicurezza. Non sapevo perché ma sono camminata como una fotomodella. Ma dopo sono caduta non ero abituata ai tacchi. In quel momento pensavo solo che tutti ridessero di me. La mia caviglia mi faceva male. "Mi scusi. le fa male qualcosa?", mi ha detto una voce maschile. Istantaneamente ho riconoscuto la voce - era Joshua Payne. Non ho detto niente. Non sapevo perché, ma ero scioccata. "Mi scusi, tutto a posto?" L'ho guardato negli occhi. Era di nuovo quello sguardo intenso. I suoi occhi riflettevano come i raggi di sole sulle onde del mare. Il suo sguardo si è mosso verso il basso sulla caviglia. "Non si muova. La 'esamino." mi ha detto tranquillamente. Ha messo la scarpa sul pavimento e ha toccato la caviglia delicatamente. In quel momento quando la sua mano ha toccato la mia pelle ho sentito un formicolio inspiegabile. "Non è niente. Solamente una distorsione." Nessuno ha detto niente per qualche secondo e la sua mano era tuttora sulla mia caviglia. Mi guardava di nouvo con quello sguardo intenso. Subito la sua fidanzata è arrivata. " Josh che cosa fai?", ha detto sorpreso." Niente di grave, lei s'è fatta male alla caviglia. L'ho aiutata." Si è alzato e mi ha aiutato ad alzarmi. "Stai bene? " mi ha chiesto la sua fidanzata impensierita ma sapevo a causa del suo sguardo che era gelosa. " Sì, sì. Grazie Josh di avermi aiutata."

Il giorno dopo non sono andata a lavorare. Mi hanno detto che sarei dovuta restare a casa per alcuni giorni. Non potevo pensare ad altro, Joshua era sempre nella mia mente. Ho provato a distratarmi, ma non ha funzionato. Quello sguardo che mi aveva dato era così intenso che sempre quando ci pensavo, il mio cuore batteva fortissimo.
La sera prima di andare a letto ho decisio di uscire di casa perché non lo sopportavo più di stare chiusa in quell'appartamento. Mi sono fatta bella e sono uscita. Non sapevo dove andare e sapevo che era un'idea stupida. Mi sono incamminata verso il centro. Ma mi ero scordata che sarei dovuta passare dal Bronx. Il Bronx è un quartiere pericoloso; è pieno di ladri e droga. Avevo paura. Ero in mezzo alla strada. Volevo ritornare a casa. Quando mi sono girata un uomo mi ha attaccato. Voleva la mia borsa. Non mi potevo difendere e sono svenuta.
Quando mi sono svegliata non ho realizzato chi mi aveva salvato. "Elizabeth, tutto ok?" Quella voce sembrava familiare. JOSHUA! Era la voce di Joshua Payne! Ho aperto i miei occhi. Ero scioccata. "Scusa se ti ho spaventata. Come ti senti?" "Mi fa male la testa. Ma che cosa ci faccio qui?" "Ti ho trovata ferita sulla strada. Stavo andando a casa, sono stato alla casa della Kim. Lei non abita lontano da qui. Ti volevo portare all'ospedale ma come ho visto ti hanno rubato la borsa." "Mhm.. Ed adesso?" Mi ha guardato con quello sguardo intenso. Ha balbettato quando mi ha chiesto questa domanda. "Vuoi che ti porti dalla polizia?" "Eh.. Sì, per favore."
Dopo che ho fatto la denuncia alla polizia lui mi ha portato a casa. "Ti ringrazio tantissimo." "Di nulla e resta a casa fino alla fine di questa settimana." Mi ha abbracciato e se n'è andato a casa.

Due settimane dopo sono tutto s'era normalizzato. Avevano trovato la mia borsa; l'unica cosa che mancava erano 300$, ma i miei documenti non erano stati rubati. Per fortuna.
Era un mercoledì quando Kimberley e Joshua si sono litigati al lavoro. Era nell'uffico di Joshua. Origliavo alla porta. Non potevo sentire tutto. Ma la cosa più importante l'ho sentita. Si sono separati. Non sapevo perché ma ero felicissima. Sono andata a lavorare normalmente, ma ero così felice che ho sorriso tutto il giorno.
Il giorno dopo ho cercato Joshua ma lui non c'era. Il giorno seguente nemmeno. Ero preoccupata. Non so perché ma dopo due settimane non l'ho sopportato più. Dopo il lavoro sono andata a casa di Joshua. Ero nervova. Il mio cuore batteva fortissimo. Ho bussato. Non ha aperto. Ho bussato di nuovo. La porta s'è aperta. Ma non ho visto Joshua dietro la porta. Sono entrata e ho chiuso la porta. Nel salone ho visto Joshua che beveva una birra. La casa era un casino ed ero scioccata. 20 bottigle di birra erano a terra e Joshua era ubriaco. "Joshua, che cosa è successo?" "Ormai non importa più." "Parla con me!" "Tutto era perfetto tra me e Kimberly. Finché lei mi ha tradito con quel dottore. Dr. James Style. La odio. Li odio. Odio la mia vita." "Joshua.." Mi sono seduta vicino a lui. "La sofferenza è l'emozione più terrible. Mi sento così vuoto." "C'è qualcosa che posso fare?" "No. Vattene. È tutta colpa tua. Lei era gelosa di te. Vattene. ADESSO!"
Sono arrivata a casa e ho pianto. Mi sono sentita così male, l'uomo che amavo mi odiava. Non volevo vivere più, ma sapevo che commettere suicido non era la soluzione. La soluzione era di abbandonare Nuova York ed andare a Sydney non appena il mio contratto sarebbe finito.. Due giorni dopo ho telefonato con il mio vecchio capo ed ho chiesto se avesse un lavoro a tempo pieno per me a Sydney. Ha detto che avrei potuto cominciare due mesi dopo. Dopo la chiamata ho portato il mio licenzamento alla clinica, mi hanno detto che il termine di licenziamento era di un mese e mezzo.

Il mio ultimo mese alla clinica era cominciato quando ho visto Joshua per la prima volta dopo il litigio. Sembrava normale. Stava seduto nella mensa con i suoi amici e mangiavano dei panini. Ero triste perché lui sembrava più felice senza donna. Volevo piangere ma sapevo che erano solo quattro settimane fino alla mia partenza per Sydney. Ho provato a distrarmi e ad impegnarmi così che mi dessero delle referenze buone.
La sera ho telefonato con mia sorella minore, Amelia. "Ciaooooooooo. Già ho preparato la tua stanza e sono così felice che ritorni a casa. Ma non mi hai raccontato perche ritorni. È colpa di quel Joshua Payne?" Non ho dettto niente. "Eliiiiii? Dai, rispondi!" "Amelia, non è importante! Lasciami e sii felice che ritorno!" "Ooooookay." "Ti lascio Amelia e saluti a mamma e papà quando li vedi." Ho chiuso e sono andata a dormire.

Le tre settimane seguenti non ho sentito niente di Joshua. Ho cominciato ad impaccare i miei vesiti, ho pulito l'appartamento. Ma non ero felice. Non volevo andare a casa. Volevo Josh. Ma sapevo che era solo un sogno. Ho provato a vedere le cose con occhio positivo.
Due giorni. Due giorni e dopo sarei partita per Sydney. La sera qualquno ha bussato alla mia porta. Non volevo aprire perché non ero interessata alle persone lì. Ho sentito una voce. "Elizabeth... Elizabeth Grace.. So che sei qui. Apri la porta. Per favore." Era la voce di Joshua! Non ho risposto perché mi aveva fatto soffrire e la sua commiserazione non mi serviva. "Eliza.. Ma dai.. Voglio parlare con te!" Ha provato ad aprire la porta con la sua forza e ce l'ha fatta. Infatti ha rotto la mia porta. "Elizabeth.. Sono un idiota, Kimberly è una cretina e lo dovevo realizzare prima." Si è alzato e mi ha baciato. Mi ha buttato sul divano e la ciò che aspettavo da tempo è diventata vera.
Nel letto accucciato vinco a me mi ha chiesto: "Ma veramente devi andare a Sydney?" "Sì, ma perche non vieni con me?" "Ma il lavoro e la casa.." "Puoi vivere con me e ti posso cercare un lavoro nell'ospedale in Sydney." Mi ha baciato.

Sono passati due anni da quella serata. "Ma com'è bella!", mi ha detto mia mamma. "Sì, e tra l'altro, avete già deciso un nome per la piccola?" "Emma Grace Payne."

FINE